"E' necessario difendere quel minimo che è il massimo dono di Dio: la vita". (Mons. Oscar Romero)

Oratorio Salesiano San Domenico Savio

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Urna San Domenico Savio - 20 marzo 2004

 

 

 

 

 

Il 2004 è un anno davvero speciale visto che per noi "salesiani" ricorre un evento davvero speciale e unico. il 12 giugno del 1954, ben cinquant'anni fa, è stato canonizzato Domenico Savio, il primo ragazzo non martire a diventare santo, un modello di Santità e di Allegria per tutti noi che aspiriamo a vivere la nostra quotidianità in maniera straordinaria, un ragazzo che ha vissuto nel carisma di don Bosco. Domenico Savio ci insegna a vivere la Santità proprio come misura alta della quotidianità, del nostro ESSERE ogni giorno nei nostri ambienti di studio, di lavoro, di tempo libero...

Per festeggiare quest'occasione ha girato per tutta Italia l'Urna di Domenico Savio con le sue reliquie e il 20 marzo il nostro oratorio ha avuto l'onore di poterla avere per un'intera giornata.

E' stata una giornata di grande intensità e carica spirituale. Migliaia di fedeli sono passati davanti all'Urna per lasciare una preghiera e uno sguardo verso il cielo, verso Domenico.

La mattina tantissimi ragazzi provenienti dalle scuole cittadine sono stati guidati attraverso un percorso ben definito per conoscere questo piccolo grande santo.

Il pomeriggio, che ha visto la processione di migliaia di pellegrini tra visite libere e momenti organizzati, si è concluso con la messa presieduta dall'Arcivescovo.

E durante la sera e la notte le veglie hanno accompagnato il raccoglimento delle persone che hanno aspettato in chiesa il giorno dopo per condurre l'Urna alla partenza.

Un giorno indimenticabile per tutti noi che l'abbiamo vissuto!!!

 

 

 

 

 

.. qualche articolo

 

“Domenico Savio? Ma per favore… un reperto archeologico, da tenere in qualche museo… E poi uno così, sempre perfettino… sembra fatto di plastica!”

Qualche volta capita di sentire espressioni di questo genere. Il fatto è che per alcuni Domenico è un po’ troppo esagerato, rischia di essere “dolciastro”, più vicino a un manichino che a un ragazzo in carne ed ossa.

Certi valori legati alla sua figura e alla sua storia, ci vanno stretti; oggi sono fuori moda: i nostri giovani hanno bisogno di altro! Sorridiamo con compassione di fronte a uno che ci parla di Gesù e Maria come dei suoi migliori amici, che vive la Messa come il centro della sua giornata e ha una grande devozione per il Santissimo Sacramento… Uno che fonda un gruppo intitolato a Maria Immacolata e passa le sue giornate tra i ragazzi peggiori dell’oratorio di don Bosco per portarli a conoscere il Signore… Uno che continuamente sottolinea il valore della Confessione e l’importanza per un giovane di aver un cuore puro!

“Sì, sì… tutte belle cose, ma Domenico – ci verrebbe da dirgli – la vita è tutta un’altra faccenda, dai… un pò di buon senso: non esageriamo!”. A guardar bene, alla luce del nostro caro “buon senso”, si dovrebbe riconoscere in Domenico più che un santo, un folle, uno troppo “impallinato”… un quindicenne che ha vissuto una vita, per noi oggi irraggiungibile, fuori dai nostri schemi e che quindi ormai ha ben poco da trasmetterci.

É sempre così: la cosa più facile, quando si ha a che fare con il Vangelo e con le persone che l’hanno vissuto o che tentano di viverlo, è di reagire bollando le esperienze che ci propongono o come qualcosa di bello ma per noi irrealizzabile, o ridicolizzandole come retrogradi… da medioevali!

Domenico ci fa paura… e ci dà fastidio. Sì, ci va bene accendere una candelina davanti alla sua statua, magari la sera prima dell’in-terrogazione di matematica, ma non ci va per niente bene che lui illumini la nostra mediocrità e che ci svegli dalla sonnolenza delle nostre giornate.

La sua vita è troppo vertiginosa, troppo esposta al freddo dei mattini di inverno: è meglio stare nel tepore, o meglio nella tiepidezza della nostra normalità, in cui non facciamo del male a nessuno… ma neanche del bene. Domenico è scomodo, perché è “del Signore” di nome e di fatto. E quelli che sono tutti di Gesù ci danno le vertigini.

Caro Domenico, continua ad inquietarci, perché le mezze misure non ci accontentino più... Si può essere veri cristiani solo se si punta alla santità. Non si tratta di fare chissà che cosa. Facci scoprire che il Signore veramente ci vuole bene, che Lui solo è il più grande esperto della nostra vera felicità. Chi si fida di lui non resta deluso. Ad ogni età possiamo vivere la stessa vita di Gesù, per le nostre povere mani può passare il suo amore…

Ospitare nelle nostre diocesi, nei nostri oratori, nelle nostre scuola, l’urna contenenti i resti del tuo corpo, ci ricordi che sei uno di noi, che non sei nato santo, e neppure lo sei diventato automaticamente. Ma anche per te è stato un camminare giorno per giorno, sperimentando la gioia della presenza del Signore, la fatica di donarsi veramente agli altri…Anche tu hai sentito il peso del fallimento, e lo stupore di essere gratuitamente perdonati; conosci meglio di noi la bellezza e la profondità a cui può arrivare un’amicizia, l’entusiasmo nello stare insieme, ma allo stesso tempo sai bene quanto costi fare ogni giorno il proprio dovere.

Di fronte alle tue reliquie, abbiamo finalmente l’occasione di convincerci che la santità non è una bella favola, ma può diventare carne e sangue: anche la nostra carne e il nostro sangue; possiamo sperimentare che non c’è nessuno per cui il Signore non abbia pensato qualcosa di grande, da incarnare nella banalità di ogni giorno. Ricordaci che si può diventar santi stando allegri! Che non c’è difetto, carattere… addirittura peccato che affidato a Gesù, magari attraverso le mani della Madonna, sia un ostacolo insormontabile alla nostra santità!

 

L’urna, che contiene le ossa di San Domenico Savio, è opera dello scultore Mauro Baldessari. Essa è un grande reliquiario che si presenta come una teca trasparente con al suo interno una figura distesa raffigurante san Domenico.

Ispirazione: l’urna ha la forma geometrica di un cristallo puro, dalle facce ben definite che ricordano il taglio e le sfaccettature del diamante, operazione che si fa con le pietre preziose e che qui si è fatta per ricordare e sottolineare il valore e l’importanza di san Domenico.

Materiali: i materiali usati per l’urna sono: il bronzo nella parte inferiore, il cristallo nella parte superiore, la vetroresina per la figura, tessuti veri per i vestiti, il raso in seta per il rivestimento.

Tema (presentato dalla stesso autore): lungo la parte in bronzo vengono presentati degli “episodi” della vita del santo e alcune sue caratteristiche. A destra e a sinistra troviamo due pannelli figurativi rettangolari. Sotto ci sono tre pannelli non figurativi triangolari davanti e altri tre dietro.

Nel primo rettangolo, dalla parte della testa, la “spiritualità” con San Domenico in atteggiamento di raccoglimento e di preghiera rivolto verso i simboli dell’eucaristia e con alle spalle l’Immacolata e don Bosco. Quali pilastri e riferimenti: la preghiera, l’Eucaristia, la Madonna, don Bosco.

Nel secondo rettangolo, dalla parte dei piedi, l’”azione” con San Domenico che accoglie e accudisce un ammalato, un bisognoso e a destra lui che si interpone tra due compagni violenti fino a farli desistere. Concretezza nella costruzione di uno stile di vita positivo. Impegno sociale. Attenzione agli altri.

Sotto, nei triangoli, sono incise e mosse le dinamiche del modo d’essere di San Domenico:

a sinistra – l’attenzione alla “chiamata”, l’ascolto

al centro – l’adesione piena nella “risposta”, il proprio sì

a destra – la grande determinazione nel perseguire il fine, la concretizzazione

Il corpo: San Domenico, pur disteso, è raffigurato vivo, in atteggiamento estatico e dinamico (… che bella cosa io vedo…). L’età rappresentata è quella di 15 anni. Gli abiti riproducono il modello e la fattura di quelli dell’epoca e dell’ambiente di San Domenico. Le dimensioni del santo sono state ricavate dalla visione delle ossa durante un’ispezione delle stesse e dal verbale medico nel quale sono riportate anche le misura delle ossa lunghe. L’osservazione, lo studio e il calco in gesso del cranio hanno permesso all’autore la conoscenza della forma della testa. Questi dati, più tutte le descrizioni del santo che si conoscono, fatte da persone che l’hanno conosciuto, hanno guidato nella ricostruzione del corpo e del ritratto. Il modello del corpo è stato ricavato, tramite un calco in gesso, da un ragazzo della sua stessa età. Corporatura e altezza di San Domenico, il quale era altro verosimilmente 150 cm. Per la testa e il ritratto le misure e la forma derivano dallo studio del cranio. Per la somiglianza, massima attenzione e sforzo sono stati messi nel mediare tutta l’iconografia precedente con i dati oggettivi del cranio senza rinunciare né all’uno né all’altro dato, il tutto per evitare un salto troppo forte tra le due cose.

Note tecniche: L’urna misura circa cm 200 x 75 x 110 h. e pesa circa 400 Kg

I cristalli sono in vetro extra chiaro, antivandalismo.

La fusione in bronzo è a cera persa, tecnica antica usata per le sculture artistiche.