Carissimi tutti,
un caro saluto e un
augurio di ogni bene in questa preparazione alla Santa Pasqua.
Gesù Risorto ci faccia
risorgere con lui e con la sua gioia.
“Missioni Don Bosco” di
Torino, mi ha chiesto un piccolo articolo. Approfitto per mandarlo anche
a voi e cosi’ avete un po’ di notizie...
Ecco i siti che potete
anche consultare:
www.missionidonbosco.org e www.noiperloro.org.
Dico sotto che la
situazione è calma, ma la gente ne soffre molto. E’ una vera emergenza.
Continuiamo a pregare
reciprocamente. Il Signore benedica tutti i sacrifici della gente.
+ Rosario
Ecco cosa ho inviato:
Un po’ di notizie del
«nostro » Madagascar.
Il Madagascar da sempre è
stata conosciuta come un’isola meravigliosa: il clima, le spiagge, la
fauna unica in tutto il mondo, i bellissimi e sempre diversi paesaggi...
Ma soprattutto la ‘Grande
Isola’ è conosciuta per l’accoglienza della gente. Dal primo momento in
cui tocchi il suolo malgascio ti trovi bene, ti senti accolto, c’è un
sorriso che ti incoraggia.
Girando intorno ti accorgi
subito che la vita della gente è dura: povere capanne, niente lavoro,
cibo scarso, malattie che si propagano dappertutto... Ma nonostante
questo sei ammirato a vedere la gente che vive la vita con fierezza e
coraggio, pronta ad affrontare le difficoltà che le si presentano
dinanzi.
Tra la gente e la classe
politica c’è stato sempre un distacco notevole. Da sempre una classe
dirigente poco competente, frutto di clientelismo e di favoritismi aveva
fatto i propri interessi. La colonizzazione aveva come addormentato il
paese e nel 1960 quando arriva l’indipendenza la gente ha subito cercato
la strada della democrazia.
I fatti sono conosciuti:
presidenti e repubbliche che si alternano senza sostanziali cambiamenti,
dirigenti che tramandano da padre in figlio i loro poteri, tentativi di
rinnovamento che fanno ricadere nel già sperimentato, discorsi e utopie
presentati come soluzioni imminenti...
Il Presidente appena
spodestato – Marc Ravalomanana – era salito al potere nel 2002 e aveva
largamente seminato promesse e speranze. Si era impegnato, e in tante
cose c’era riuscito, a costruire strade, ospedali, scuole.... Aveva
acquistato la fiducia dell’Unione Europea e dell’Unione Africana, aveva
anche avuto un premio di “Buon Governo” da parte degli USA...
Aveva pero’ – la storia ne
sarà giudice – bloccato qualunque tipo di opposizione e aveva,
rimaneggiando la Costituzione accentrato su di sé i poteri dello stato:
Il Presidente era diventato il capo del potere esecutivo, del
legislativo e del giudiziario...
In questi ultimi tempi la
situazione era diventata tesa. Da tutte le parti si notavano
malcontenti. Il fatto poi che si parlava tanto di “povertà” che veniva
sconfitta e di “progresso” che avanzava, faceva aumentare il
malcontento.
Due gocce hanno fatto
travasare il vaso:
- l’acquisto di un aereo
presidenziale di 60 milioni di dollari che si scontrava con la vita
della povera gente che a fatica riesce a trovare da mangiare.
- L’aver ceduto, senza
alcuna contropartita ufficiale, un territorio di un milione trecentomila
ettari ad una società coreana che vi avrebbe coltivato mais e palma da
olio. “ Chi ha il diritto di vendere la terra degli antenati?” – diceva
la gente.
La Chiesa cattolica da
tempo ne aveva parlato ed aveva indicato delle vie di soluzione. I
Vescovi in diverse lettere avevano fatto notare i punti positivi del
Presidente e del suo staff, ma ne avevano messo in rilievo le debolezze
e le incongruenze.
Purtroppo chi aveva la
responsabilità faceva orecchio da sordi.
La conclusione è stata che
nella giornata del 26 gennaio, nella capitale del Madagascar sono
scoppiati episodi di violenza che hanno tenuto con il fiato sospeso la
Nazione.
Sostenitori del sindaco di
Antananarivo, - Andry Rajoelina - hanno assaltato, saccheggiato e
bruciato la Radio/TV nazionale e altre proprietà del Presidente che ha
una grande ed estesa catena di negozi. I saccheggi e gli incendi si
sono susseguiti anche durante la notte. Dopo questo gli episodi di
violenza si sono estesi nelle province e nelle principali città. Non era
più un discorso politico, ma un malcontento e una rabbia latente che da
tempo covava sotto la cenere e che ora esplodeva senza direzioni e
freni. La maggioranza dei malgasci ha assistito ad un arricchimento
progressivo di una piccola aristocrazia e l’impoverimento della gente
comune e ha voluto esprimere in questa maniera violenta il suo
malcontento.
La radio e la televisione
nazionale non erano più la voce del popolo ma erano diventate la voce
del governo che imponeva il suo punto di vista. Il gesto esecrabile di
saccheggiare e dare alle fiamme la sede delle due emittenti nazionali
deriva da questa frustrazione: invece di essere al servizio di tutti,
questi mass-media sono ormai considerati come l’altoparlante di una sola
parte. Fermare una folla inferocita è impossibile e i gesti di
vandalismi, vendette, saccheggi si sono subito allargati.
Nonostante gli sforzi di
tante persone (il Nunzio apostolico, la Conferenza Episcopale, i capi
delle varie Chiese, gli ambasciatori e le Organizzazioni internazionali)
il dialogo è stato impossibile fra le due parti.
“Quando gli elefanti
lottano – dice un proverbio africano – chi ne soffre e ne muore è
l’erba”. Chi ne ha pagato le spese è stata la gente. Pesante purtroppo
il bilancio dei morti: più di duecento di cui una quarantina uccisi in
un conflitto a fuoco. Più di 20.000 persone hanno perso il posto di
lavoro. Il piccolo commercio a cui è legato un numero molto alto di
persone, è bloccato. Le scuole funzionano a singhiozzo. I trasporti
bloccati... Il turismo azzerato... Gli imprenditori hanno congelato
tutti i loro programmi... Il braccio di ferro tra i due durato due
mesi si è concluso con la vittoria di Andry Rajoelina che l’esercito ha
dichiarato « Presidente della Alta Autorità della Transizione ». Il
Presidente è partito. L'unica cosa buona è che – speriamo - ormai non
ci saranno più scontri armati.
Ci sono ancora molti problemi giuridici (siamo proprio nel caos) e
politici che bisogna risolvere. La "transizione" dovrebbe durare 24
mesi... Ma nel frattempo - ci chiediamo - chi si occuperà della povera
gente? Tante situazioni ci fanno pensare che stiamo vivendo insieme al
caos giuridico un caos economico sociale e soprattutto morale. Il
Madagascar rischia di perdere i valori fondamentali della propria
tradizione e della saggezza ancestrale sostituendoli a giochi economici
e di potere.
Intanto la gente è in
ginocchio:
il 70 % delle famiglie non
riesce a provvedere al fabbisogno alimentare, a curarsi nè a mandare con
regolarità i figli a scuola.
I contadini e la
manovalanza guadagnano un euro al giorno, invece i prezzi dei prodotti
di prima necessità aumentano di giorno in giorno.
Solo il 13% della
popolazione puo’ comprarsi le medicine necessarie
I bambini che vanno a
scuola diminuiscono di anno in anno Attualmente in Africa il Madagascar
è tra i 6 paesi che destano più preoccupazione.
Su 1000 bambini che
entrano in prima elementare,
· 230 (23 %) abbandonano
la scuola in seconda.
· 85 (8,5 %), arriveranno
alla quinta elementare.
· 40 (4 %) riceveranno il
diploma di terza media.
· Solo 14 (1,4 %)
conseguiranno il diploma di maturitá.
Le strutture sanitarie,
soprattutto nelle campagne, sono insufficienti, non funzionano sia per
la mancanza di personale specializzato sia per la cattiva
amministrazione, e soprattutto per la mancanza di medicine. La
prevenzione delle malattie e la cura abituale sono quasi ignorate.
Difficile dare la colpa
alla gente di tanti villaggi in cui la vita si é fermata secoli
addietro: non esiste elettricità, le strade sono impraticabili durante
tutta la stagione delle piogge e di difficile accesso durante gli altri
mesi. In molti villaggi manca la scuola, spesso i bambini dovrebbero
essere costretti a percorrere 9-10 Km per raggiungere il centro
scolastico piú vicino. Cosi’ lo stesso i malati : vengono portati in
barelle di fortuna per chilometri e chilometri e non sempre arrivano al
posto sanitario.
I giovani non hanno un
futuro se non continuare con gli stessi mezzi e con gli stessi metodi il
lavoro del padre nei campi.
Le donne (anche a causa di
una cultura dominante in Madagascar) non contano niente e vivono in una
situazione di sottomissione, spessissimo non hanno avuto e non hanno
alcuna possibilità di studiare.
Dice un proverbio
malgascio : « Non guardare la valle silenziosa ma alza in alto lo
sguardo a Dio » e ancora « Chi si separa è come la sabbia, chi si unisce
è come la roccia ». Confidiamo in Dio e mettiamo insieme gli sforzi.
+
Rosario Vella SDB Vescovo di Ambanja Madagascar