"E' necessario difendere quel minimo che è il massimo dono di Dio: la vita". (Mons. Oscar Romero)

Oratorio Salesiano San Domenico Savio

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Vi aspettiamo il 7 settembre alle 17,00

   

  

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

CARITAS IN VERITATE - scarica l'enciclica sociale di Benedetto XVI

  

Articoli dal mondo e dintorni

 

... dal MADAGASCAR

Carissimi tutti,

un caro saluto e un augurio di ogni bene in questa preparazione alla Santa Pasqua.

Gesù Risorto ci faccia risorgere con lui e con la sua gioia.

“Missioni Don Bosco” di Torino, mi ha chiesto un piccolo articolo. Approfitto per mandarlo anche a voi e cosi’ avete un po’ di notizie...

Ecco i siti che potete anche consultare: www.missionidonbosco.orgwww.noiperloro.org.

Dico sotto che la situazione è calma, ma la gente ne soffre molto. E’ una vera emergenza.

Continuiamo a pregare reciprocamente. Il Signore benedica tutti i sacrifici della gente.

+ Rosario

Ecco cosa ho inviato:

Un po’ di notizie del «nostro » Madagascar.

Il Madagascar da sempre è stata conosciuta come un’isola meravigliosa: il clima, le spiagge, la fauna unica in tutto il mondo, i bellissimi e sempre diversi paesaggi...

Ma soprattutto la ‘Grande Isola’ è conosciuta per l’accoglienza della gente. Dal primo momento in cui tocchi il suolo malgascio ti trovi bene, ti senti accolto, c’è un sorriso che ti incoraggia.  

Girando intorno ti accorgi subito che la vita della gente è dura: povere capanne, niente lavoro, cibo scarso, malattie che si propagano dappertutto... Ma nonostante questo sei ammirato a vedere la gente che vive la vita con fierezza e coraggio, pronta ad affrontare le difficoltà che le si presentano dinanzi.

Tra la gente e la classe politica c’è stato sempre un distacco notevole. Da sempre una classe dirigente poco competente, frutto di clientelismo e di favoritismi aveva fatto i propri interessi. La colonizzazione aveva come addormentato il paese e nel 1960 quando arriva l’indipendenza la gente ha subito cercato la strada della democrazia.

I fatti sono conosciuti: presidenti e repubbliche che si alternano senza sostanziali cambiamenti, dirigenti che tramandano da padre in figlio i loro poteri, tentativi di rinnovamento che fanno ricadere nel già sperimentato, discorsi e utopie presentati come soluzioni imminenti... 

Il Presidente appena spodestato – Marc Ravalomanana – era salito al potere nel 2002 e aveva largamente seminato promesse e speranze. Si era impegnato, e in tante cose c’era riuscito, a costruire strade, ospedali, scuole.... Aveva acquistato la fiducia dell’Unione Europea e dell’Unione Africana, aveva anche avuto un premio di “Buon Governo” da parte degli USA...

Aveva pero’ – la storia ne sarà giudice – bloccato qualunque tipo di opposizione e aveva, rimaneggiando la Costituzione accentrato su di sé i poteri dello stato: Il Presidente era diventato il capo del potere esecutivo, del legislativo e del giudiziario...  

In questi ultimi tempi la situazione era diventata tesa. Da tutte le parti si notavano malcontenti. Il fatto poi che si parlava tanto di “povertà” che veniva sconfitta e di “progresso” che avanzava, faceva aumentare il malcontento.

Due gocce hanno fatto travasare il vaso:

- l’acquisto di un aereo presidenziale di 60 milioni di dollari che si scontrava con la vita della povera gente che a fatica riesce a trovare da mangiare.

- L’aver ceduto, senza alcuna contropartita ufficiale, un territorio di un milione trecentomila ettari ad una società coreana che vi avrebbe coltivato mais e palma da olio. “ Chi ha il diritto di vendere la terra degli antenati?” – diceva la gente.  

La Chiesa cattolica  da tempo ne aveva parlato ed aveva indicato delle vie di soluzione. I Vescovi in diverse lettere avevano fatto notare i punti positivi del Presidente e del suo staff, ma ne avevano messo in rilievo le debolezze e le incongruenze.

Purtroppo chi aveva la responsabilità faceva orecchio da sordi.

La conclusione è stata che nella giornata del  26 gennaio, nella capitale del Madagascar sono scoppiati episodi di violenza che hanno tenuto con il fiato sospeso la Nazione.

Sostenitori del sindaco di Antananarivo, - Andry Rajoelina -  hanno assaltato, saccheggiato e bruciato la Radio/TV nazionale e altre proprietà del Presidente che ha una grande ed estesa catena di negozi.  I saccheggi e gli incendi si sono susseguiti anche durante la notte. Dopo questo gli episodi di violenza si sono estesi nelle province e nelle principali città. Non era più un discorso politico, ma un malcontento e una rabbia latente che da tempo covava sotto la cenere e che ora esplodeva senza direzioni e freni. La maggioranza dei malgasci ha assistito ad un arricchimento progressivo di una piccola aristocrazia e l’impoverimento della gente comune e ha voluto esprimere in questa maniera violenta il suo malcontento. 

La radio e la televisione nazionale non erano più la voce del popolo ma erano diventate la voce del governo che imponeva il suo punto di vista.  Il gesto esecrabile di saccheggiare e dare alle fiamme la sede delle due emittenti nazionali deriva da questa frustrazione: invece di essere al servizio di tutti, questi mass-media sono ormai considerati come l’altoparlante di una sola parte. Fermare una folla inferocita è impossibile e i gesti di vandalismi, vendette, saccheggi si sono subito allargati. 

Nonostante gli sforzi di tante persone (il Nunzio apostolico, la Conferenza Episcopale, i capi delle varie Chiese, gli ambasciatori e le Organizzazioni internazionali) il dialogo è stato impossibile fra le due parti.

“Quando gli elefanti lottano – dice un proverbio africano – chi ne soffre e ne muore è l’erba”. Chi ne ha pagato le spese è stata la gente. Pesante purtroppo il bilancio dei morti: più di duecento di cui una quarantina uccisi in un conflitto a fuoco. Più di 20.000 persone hanno perso il posto di lavoro. Il piccolo commercio a cui è legato un numero molto alto di persone, è bloccato.  Le scuole funzionano a singhiozzo. I trasporti bloccati... Il turismo azzerato... Gli imprenditori hanno congelato tutti i loro programmi...   Il braccio di ferro tra i due durato due mesi si è concluso con la vittoria di Andry Rajoelina che l’esercito ha dichiarato « Presidente della Alta Autorità della Transizione ». Il Presidente è partito.  L'unica cosa buona è che – speriamo - ormai non ci saranno più scontri armati.
Ci  sono ancora molti problemi giuridici (siamo proprio nel caos) e politici che bisogna risolvere. La "transizione" dovrebbe durare 24 mesi... Ma nel frattempo - ci chiediamo - chi si occuperà della povera gente?  Tante situazioni ci fanno pensare che stiamo vivendo insieme al caos giuridico un caos economico sociale e soprattutto morale. Il Madagascar rischia di perdere i valori fondamentali della propria tradizione e della saggezza ancestrale sostituendoli a giochi economici e di potere.

Intanto la gente è in ginocchio:

il 70 % delle famiglie non riesce a provvedere al fabbisogno alimentare, a curarsi nè a mandare con regolarità i figli a scuola.

I contadini e la manovalanza guadagnano un euro al giorno, invece i prezzi dei prodotti di prima necessità aumentano di giorno in giorno.

Solo il 13% della popolazione puo’ comprarsi le medicine necessarie

I bambini che vanno a scuola diminuiscono di anno in anno Attualmente in Africa il Madagascar è tra i 6 paesi che destano più preoccupazione.

Su 1000  bambini che entrano in prima elementare,

· 230 (23 %) abbandonano la scuola in seconda.

· 85 (8,5 %), arriveranno alla quinta elementare. 

· 40  (4 %) riceveranno il diploma di terza media.

· Solo 14 (1,4 %) conseguiranno il diploma di maturitá.

Le strutture sanitarie, soprattutto nelle campagne, sono insufficienti, non funzionano sia per la mancanza di personale specializzato sia per la cattiva amministrazione, e soprattutto per la mancanza di medicine.   La prevenzione delle malattie e la cura abituale sono quasi ignorate. 

Difficile dare la colpa alla gente di tanti villaggi in cui la vita si é fermata secoli addietro: non esiste elettricità, le strade sono impraticabili durante tutta la stagione delle piogge e di difficile accesso durante gli altri mesi. In molti villaggi manca la scuola, spesso i bambini dovrebbero essere costretti a percorrere 9-10 Km per raggiungere il centro scolastico piú vicino. Cosi’ lo stesso i malati : vengono portati in barelle di fortuna per chilometri e chilometri e non sempre arrivano al posto sanitario. 

I giovani non hanno un futuro se non continuare con gli stessi mezzi e con gli stessi metodi il lavoro del padre nei campi.

Le donne (anche a causa di una cultura dominante in Madagascar) non contano niente e vivono in una situazione di sottomissione, spessissimo non hanno avuto e non hanno alcuna possibilità di studiare.  

Dice un proverbio malgascio : « Non guardare la valle silenziosa ma alza in alto lo sguardo a Dio » e ancora « Chi si separa è come la sabbia, chi si unisce è come la roccia ». Confidiamo in Dio e mettiamo insieme gli sforzi.

+ Rosario Vella SDB   Vescovo di Ambanja    Madagascar

EMERGENZA GOMA

Nonostante gli accordi di pace firmati appena due anni fa, l’area del Kivu della Repubblica Democratica del Congo è di nuovo sotto assedio occupata da migliaia di militari, di guerriglieri e truppe irregolari che si fronteggiano e combattono per ottenere lo sfruttamento dell'immenso patrimonio di risorse minerarie della Regione, uno dei più importanti al mondo. Al Centro Don Bosco di Ngangi, nei pressi di Goma al confine con il Rwanda, dove ci si prende cura da oltre vent’anni dei bambini in difficoltà, Padre Mario Perez - direttore della struttura - oggi accoglie più di 3.000 bambini e ragazzi.

Con l’acuirsi degli scontri ogni giorno suonano alla porta del Centro 800 nuovi bambini e ragazzi, spesso figli degli sfollati che vivono a ridosso del Centro Don Bosco, ragazzi-soldato e ragazze vittime di violenza.
“Nonostante il silenzio piombato sulla vicenda congolese, in Congo si spara e si muore ancora, e soprattutto i bambini non possono andare a scuola, non hanno un posto per dormire e neanche di che sfamarsi”. È Jean Léonard Touadi, deputato del Partito Democratico, a rompere il silenzio con un accorato video appello.

Il silenzio sulla guerra da parte dei media è assordante e colpevole, nasconde e giustifica le scelte miopi politiche ed economiche dell’Occidente ai danni di una popolazione che vive su una terra tra le più ricche di risorse minerarie del mondo.

 

No al dilagante razzismo in Italia di Padre Alex Zanotelli

È agghiacciante quello che sta avvenendo sotto i nostri occhi in questo nostro paese. I campi Rom di Ponticelli (Na) in fiamme, il nuovo “pacchetto sicurezza” del ministro Maroni, il montante razzismo e la pervasiva xenofobia, la caccia al diverso, la fobia della sicurezza, la nascita delle ronde notturne, offrono un’agghiacciante fotografia dell’Italia 2008. «Mi vergogno di essere italiano e cristiano», fu la mia reazione, da poco rientrato in Italia da Korogocho, all’approvazione della legge Bossi-Fini (2002). Questi sei anni hanno visto un notevole peggioramento del razzismo e della xenofobia nella società italiana, cavalcati dalla Lega, la vera vincitrice delle elezioni 2008, incarnata oggi nel governo Berlusconi. Posso dire questo perché sono stato altrettanto duro con il governo Prodi e con i sindaci di sinistra, da Cofferati a Dominici… Oggi doppiamente mi vergogno di essere italiano e cristiano.

Mi vergogno di appartenere a una società sempre più razzista verso l’altro, il diverso, la gente di colore e soprattutto il musulmano, che è diventato oggi il nemico per eccellenza. Mi vergogno di appartenere a un paese il cui governo ha varato un pacchetto-sicurezza dove clandestino è uguale a criminale. Ritengo che non sia un crimine migrare, ma che invece criminale è un sistema economico-finanziario mondiale (l’11% della popolazione mondiale consuma l’88% delle risorse), che forza la gente a fuggire dalla propria terra per sopravvivere.  L’Onu prevede che entro il 2050 avremo per i cambiamenti climatici un miliardo di “rifugiati climatici”. I ricchi inquinano, i poveri pagano. Dove andranno? Stiamo criminalizzando i poveri? Mi vergogno di appartenere a un paese che ha assoluto bisogno degli immigrati per funzionare, ma che poi li rifiuta, li emargina, li umilia con un linguaggio leghista da far inorridire.  Leggi tutto

Ricordo di don Tonino Bello, vescovo di pace e si speranza, vescovo degli ultimi

Ricordo tanti interventi di don Tonino; l'ultimo, una settimana prima di morire, al "camposcuola" del Gruppo Abele. Una fatica e un regalo grande di cui gli sono molto grato. Perché a quel momento di formazione della nostra associazione don Tonino era venuto con le forze già esili, con il fisico già quasi vinto dalla malattia, con il "drago" che gli scavava dentro silenzioso e inesorabile. Ma ha voluto venire, con la generosità e l'entusiasmo dell'educare. Ricordo che, in quell'occasione, siamo andati a prenderlo all'aeroporto: il volo era giunto, ma non lo vedevamo arrivare, nessuno sapeva dove fosse finito, cosa fosse successo. Poi lo trovammo: aveva incontrato una signora anziana, immobilizzata su una carrozzella e lui, incurante di tutto, si era trattenuto ad assisterla, ad aiutarla a scendere dall'aereo, a occuparsi dei suoi bagagli. Questa attenzione, questa spontaneità ci dice dell'intero modo di vivere del vescovo Tonino Bello: preoccupato sì della catechesi, ma attento alla concretezza dell'essere con gli altri. Dell'essere assieme. Perché solo assieme si può sognare a occhi aperti e operare cambiamento. (don Luigi Ciotti)

DIRITTI UMANI: A 10 anni dall'assassino di Mons. Juan José Gerardi

“Fu un grande difensore dei diritti umani, ma anche un uomo di fede e di preghiera, molto fraterno e ci manca molto. Come Chiesa e seguaci di Cristo siamo pronti a perdonare ma vogliamo sapere chi perdonare e per cosa”: lo ha detto il cardinale Rodolfo Quezada Toruño, arcivescovo di Guatemala e Primate della Chiesa guatemalteca, ricordando nella sua omelia domenicale monsignor Juan José Gerardi Conedera, vescovo ausiliare di Guatemala, di cui il 26 aprile si celebrano i dieci anni dall’assassinio nella sua parrocchia di San Sebastián, due giorni dopo aver pubblicato il rapporto “Guatemala nunca más” (Guatemala mai più) sui crimini compiuti durante la guerra civile. “Fu un uomo retto che lottò per la dignità dei più poveri per morire in modo barbaro. Il suo omicidio è una ferita ancora aperta nella Chiesa guatemalteca” ha aggiunto il cardinale Quezada reiterando la richiesta che “le indagini giudiziarie vadano avanti”. A conclusione di un processo contrassegnato “da un cumulo di irregolarità, dalle false testimonianze alla manipolazione delle prove” - all’uccisione di testimoni e alle minacce ricevute da diversi giudici - come hanno anche scritto nel libro “Quién mató al obispo” i giornalisti Maite Rico e Bertrand de la Grange, per l’assassinio di monsignor Gerardi sono stati condannati in via definitiva nel 2007 a 20 anni di carcere in quanto ‘complici’ del crimine:

DAL MONDO

Paraguay, ex-vescovo Fernando Lugo eletto Presidente

L'ex prelato, esponente della teologia della liberazione, con una coalizione di centrosinistra ha ottenuto il 40,8% contro il 30,8% del candidato governativo

il colonnello dell’esercito Byron Disrael Lima Estrada – membro dello ‘Estado mayor presidencial’ (Emp) nel governo di Alvaro Arzú (1996-2000) - suo figlio, il capitano Byron Lima Oliva e padre Mario Orantes, segretario del vescovo ucciso. I mandanti di quello che da più parti è stato definito “un crimine di stato” a oggi non sono stati ancora individuati. Nel rapporto "Guatemala nunca más" – frutto del Progetto interdiocesano di Recupero della memoria storica (Remhi) – fortemente voluto da monsignor Gerardi, sono elencate oltre 55.000 violazioni dei diritti umani perpetrate durante la guerra civile, conclusa con un bilancio di almeno 200.000 vittime, tra morti e ‘desaparecidos’; l’80 % dei casi è attribuito all’esercito.       

 

 

 

Direttore: Don Enzo Schilirò

Incaricato Oratorio: Don Silvano De Oliveira

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